Passa ai contenuti principali

Foto Album. A Natale (non) tutti sono più buoni

Foto di: (www.gopixpic.com)
Era il 23 dicembre e la Zuppa Campbells regnava sovrana nella credenza della cucina di ogni casalinga del mondo occidentale. Il matrimonio di Sarita, la mia amica indiana, fu qualcosa a metà strada tra una fiaba e una valle onirica. I colori sgargianti degli abiti che indossavano gli invitati ben si sposavano con il ritratto che Andy Warhol in persona aveva realizzato per me. Ogni anno, a due giorni dal Natale, prima di andare a fare quello che dovevo fare, era mia abitudine sfogliare un album di foto. Dovete sapere che tornavo a Napoli sempre il giorno della pre-vigilia. Qualunque fosse stato l'albergo dove avrei alloggiato dall'estate fino all'autunno, portavo con me un foto album. Quando la sveglia annunciava che il giorno della partenza era arrivato, aprivo il cassetto e, come ultima cosa, in valigia mettevo il foto album. Penserete, ed anche in giusta ragione, che lo tenevo con me per ricordare i volti dei miei cari. Così non era. Pur non avendo collegamenti con quel che vi sto per raccontare, considerate anche il fatto che davo poco valore alle condizioni climatiche. Quel giorno però c'era la neve. Tutto si era colorato di bianco. Dalla finestra della mia stanza riuscivo ad intravedere i pupazzi di neve che facevano la guardia alle piccole casette di legno che sembravano aprirsi in una mappa tridimensionale di carta. La mia contemplazione durò poco perché qualcuno suonò alla porta. Era il portiere dell'albergo che mi annunciava l'arrivo del taxi. Tengo a precisarvi che si trattava di un portiere che a seconda delle necessità si improvvisava cameriere, facchino e talvolta anche idraulico. Vi assicuro che non era un'osteria. Era un vecchio albergo nel quale avevo scelto di rifugiarmi. 
La disponibilità economica per un hotel lussuoso non mi mancava. Guadagnavo veramente molto. Una volta ho persino prenotato una suite imperiale. Ultimo piano, vista mare. Carta parati di velluto e vasca da bagno con all'interno una sorta di bicicletta per fare un po' di moto. Oppure, cosa dire di quando sono stata nell'Hotel “La Biblioteca” dove persino il letto aveva un baldacchino di cashmere con delle stampe realizzate con scritte ispirate alle citazioni di Marco Aurelio? Come starete sicuramente intuendo mi sono sempre trattata bene, o meglio, ho sempre preso a cuore il periodo di gestazione delle mie storie. In fondo, tutto quel lusso erano loro a pagarmelo. Ad ogni modo, la mia scelta quell'anno cadde su una costruzione misteriosa, affascinante e complessa che nonostante tutto mi sembrava di conoscere bene. Se avessi saputo che nel periodo natalizio assumeva le fattezze di una fiaba di natale di certo non avrei fatto ritorno a casa. La mia Napoli però mi aspettava e con essa il taxi. Così, dopo aver dato uno sguardo veloce ai miei orecchini in oro diciotto carati di corallo e diamanti, presi la valigia e tirai la porta dove avevo concepito una nuova storia. 
 Il taxi non impiegò molto a portarmi all'aeroporto. Quella mattina il tempo sembrava scorrere così velocemente da avere la sensazione di potermi godere in eterno il mio seno turgido e voluminoso che finiva come una punta di diamante. Prima di consegnare il mio bagaglio, tirai fuori il foto album in attesa di sfogliarlo. Giusto il tempo di fare le mie riflessioni che ero già sull'aereo. Ero abbastanza ricca ma non tanto da potermi permettere un jet privato. Chissà, forse la nuova storia che avevo scritto poteva consentirmelo. 
L'aereo si alzò in volo ed io sfogliai la prima pagina sulla quale con mio stupore non c'era alcuna immagine: era bianca e immacolata come la neve che avevo appena lasciato. Sfogliai la seconda pagina: era uguale alla prima. La terza pagina diede il via ai ricordi. Si. Ricordi stimolati dal tatto di quel campione di lana preziosa color lavanda applicato al posto di una fotografia. Chiusi gli occhi e la mente iniziò a viaggiare. Scrissi di quando le bollicine dell'idromassaggio si erano fuse con quelle dello spumante che ogni sera bevevo nella mia solitudine. Era sabato sera, sola come sempre, nuotai nuda nella vasca da bagno lunga circa dieci metri. Mi asciugai con l' accappatoio di lana pregiata color lavanda il cui interno era fatto di cotone. Avevo speso parecchio per averlo. Ricordo che con una mancia ben maggiore di quella che qualunque ospite d'onore in un Hotel darebbe, comprai il silenzio di un facchino alle prime armi. Vorrei avere il potere di mostrarvi quanto era buffo e goffo. Dentatura sporgente, lentiggini e capelli di un riccio tale da sembrare che sulla testa avesse un ceppo di radicchio. Lo mandai nella strada lussuosa della città dove mi trovavo in quel periodo per prendere l'accappatoio. La mia nudità faceva sempre un certo effetto. Solo in quel momento mi resi conto di quanto fosse stato buffo quell'episodio e così decisi di appuntarlo proprio li sulle due pagine vuote del foto album. Il viaggio verso il passato era durato circa sessanta minuti e il formicolio sulle mie gambe si faceva sentire. Così, staccate le cinture mi alzai per andare al bagno. C'erano dei rotoli di carta igienica a dir poco particolari. Mai visti in tutta la mia vita. Ne presi uno, lo portai al mio petto e lo strinsi come un cuscino. Tentata e non poco, aprii la borsetta e lo infilai dentro. Un'occhiata veloce allo specchio per ammirare con fierezza i miei orecchini. Poi tornai al mio posto. Il foto album non c'era più: qualcuno lo aveva preso. Ho tralasciato di dirvi che il sedile accanto al mio era vuoto. Non c'era nessuno. Così, guardai al sedile davanti se per caso i bimbi birichini l'avessero preso ma nulla. Provai con i vecchietti seduti dietro di me ma niente. Una hostess si avvicinò a me e mi disse che lo aveva preso lei credendo si trattasse di un menu. Il colore era simile a quello della compagnia aerea. Le chiesi di restituirmelo ma rispose che lo aveva il comandante. Pensando al rotolo di carta igienica che avevo nella borsa, cominciai a credere che si trattasse di un modo per potermi incastrare. Così, chiesi di entrare e parlare con il pilota. Ovviamente mi fu vietato poiché non potevo distrarlo a meno che non volevo precipitare nell'Oceano Atlantico. In un modo o nell'altro, dovevo riavere il mio foto album. Notando che l'hostess non era poi così dura, ben pensai di persuaderla con una bella mancia in cambio della quale mi diede la sua divisa. Entrai nella cabina del pilota che con mia sorpresa non era concentrato nel condurre il volo. Rilassato sul sedile con le mani dietro la nuca e i piedi appoggiati sui comandi che stranamente tenevano l'aereo in equilibrio, usava il mio foto album come cuscino. Fui molto irritata dalla cosa perché, pur conoscendone le morbide fattezze, mai in tanti mesi di permanenza all'estero lo avevo usato come cuscino. Dovete sapere che la copertina era stata realizzata con gli avanzi della stoffa psichedelica di un piumone imbottito.  Vi lascio immaginare la morbidezza che aveva. Notai che in quella cabina c'erano molte cose: palle da baseball, bambole, qualche libro e molti altri regali di Natale scartati. 
Emulando al meglio i movimenti di una hostess di tutto rispetto, aprii la borsa e infilai tutto quel che potevo. Con i modi gentili che anni e anni di collegio mi avevano insegnato, comunicai al pilota che una passeggera aveva perso il suo foto album e pertanto era il caso di restituirglielo. Con l'alito che puzzava di Bourbon, quasi come cascato dalle nuvole, attese qualche attimo e poi me lo restituì dicendomi di fare in modo di non generare sospetti nei passeggeri circa la refurtiva. Si. Il volo quel giorno, era gestito da una banda di ladri. Mentre riaprivo la porta della cabina, con il piede toccai qualcosa. Era una macchina fotografica. Sembrava un segno del destino al quale risposi con vero entusiasmo. Approfittando dello stato non proprio lucido del pilota gli scattai una foto. Poi, tornai dalla hostess che nel frattempo avevo chiuso nello scompartimento vivande e scattai anche ad essa una foto. Avendo ancora la sua divisa, continuai a fingere di essere una hostess per non destare sospetti nei passeggeri. Trovato il carrello porta bibite, preparai del caffè caldo per ognuno. Mi tolsi l'orecchino sinistro dentro il quale avevo nascosto della polverina allucinatoria che, come ben potete immaginare, versai nel caffè da servire. Una bella mescolata e poi avanzai tra i passeggeri distribuendo ad ognuno una tazza. 
 Erano trascorse molte ore e, di lì a poco, tutti si sarebbero addormentati. Mi avvicinai al microfono e comunicai che la compagnia aerea Radonet ogni Natale ha l'usanza di scattare foto ai viaggiatori per inserirle poi nell'album foto dell'anno. Ci cascarono tutti e per me si faceva davvero complicato contenere il sorriso sotto i baffi. Lentamente tutti caddero in un lungo sonno ed io potetti tornare al mio posto. La notte fu lunga ma l'alba non si fece attendere. L'areo atterrò ed io avevo nuove frottole da raccontare e regali di Natale per tutti i serpenti che mi circondavano per ricambiare i doni degli anni precedenti. Forse fu una coincidenza, ma voglio condividere con voi il  titolo che avevo dato alla mia storia: <<Occhio per occhio, regalo per regalo>>.






Post popolari in questo blog

Fate coraggiose: il sogno di scrittrice di Claudia Porta

Ci sono dei piccoli grandi sogni che a volte si trasformano in realtà come quello di Claudia Porta che, sin da bambina, ha sempre desiderato fare la scrittrice. Oggi è mamma, blogger, autrice, Zen Life Coach e insegnante di Yoga e Meditazione.




Claudia è una fata coraggiosa perché rappresenta l'esempio che i sogni non si lasciano nel cassetto, ma si tirano fuori e si indossano fino a quando non si trasformano nella nostra stessa pelle. Come lei stessa scrive nel suo blog La casa nella prateria, ha cercato di trovare un compresso tra le sue ambizioni artistiche e la necessità di avere una propria indipendenza economica. In che modo? Studiando da traduttrice e coltivando un'altra sua passione: le lingue straniere. Claudia si è specializzata in inglese, francese e spagnolo, trasferendosi all'estero per perfezionarne la conoscenza, senza mai abbandonare il desiderio di diventare una scrittrice, che ha ricominciato a coltivare una volta tornata in Italia, ma con scarso suc…

SweetCrazyBakery: il foodblog di una mamma amante delle ricette semplici e genuine

SweetCrazyBakeryè protagonista del nuovo post della rubrica Fate coraggiose. Si tratta di un foodblog gestito da una mamma amante delle ricette semplici e genuine, che ogni giorno si reinventa con la propria passione per la cucina e per la scrittura condividendole su Instagram.
«Una fata coraggiosa è una donna che dopo una giornata estenuante trova la forza e l'energia per donare qualcosa alla sua famiglia e alla sua casa, che mette da parte la stanchezza e il malumore del lavoro, donando un sorriso a suo marito e ai suoi figli, senza farsi subito travolgere dalle cose da fare e  dai problemi da affrontare».  Queste le parole della mente rosa che ha creato SweetCrazyBakery, quella di una mamma che ha la stoffa di una Fata coraggiosa.



SweetCrazyBakery è un blog nato dal bisogno di una mamma di educare i propri figli all'amore per il cibo, cucinando dolci belli e divertenti da vedere, facili da preparare e da condividere on line con tutte le mamme che, ogni giorno, si dividono t…

Puppy. Un gatto nero allegro e positivo

Puppy era sempre allegro, sorrideva al mondo anche quando stava per cadere. Il suo spirito positivo discendeva da antenati hawaiani e ne andava molto fiero. Quanto si divertiva a saltellare da un tetto all'altro solo lui poteva dirlo. Arrivava all'apice della felicità quando trovava una scodella con pesce e avanzi di suo gradimento proprio sul ponticello dove abitava; peccato che non riusciva mai a saziare la sua fame perché tutte le attenzioni erano rivolte ai gattini bianchi. Arrivò un temporale e Puppy si spaventò al punto tale da arrivare fino all'ultimo piano di un palazzo di città; aveva una zampetta slogata e nessuno osava avvicinarsi a causa del suo pelo nero. I lacrimoni danzavano con i suoi baffetti e gli impedivano di guardarsi intorno. Ad un tratto, sentì gridare una donna al piano sottostante: 
《Aiuto! C'è un'invasione di topi. Qualcuno mi aiuti》.
 Pur avendo la zampetta slogata, Puppy trovò la forza di saltare nella finestra della donna, per fortuna aperta…