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Un manoscritto tra Latte, Faggetti e Sfogliatelle. A Natale ( non) tutti sono più buoni


L'amore è qualcosa di straordinario. Oh si. È quella voglia di starsene senza far nulla, di rimandare ogni impegno per trascorrere giornate intere a contemplare la perfezione dell'oggetto dei desideri. Perfezione? Macché! Credo che a quei tempi, delle enormi fette di prosciutto mi siano finite sugli occhi al posto della maschera antirughe a base di uva. É per questo che voglio raccontare la mia esperienza sia alle donne e sia agli uomini, a prescindere dagli orientamenti sessuali. 
Lo faccio perché Natale non è Natale se non si compiono buone azioni. Ebbene, circa vent'an   ni fa, quando ancora vedevo gli asini volare nel cielo, presi una decisione: lasciai Napoli per trasferirmi a Londra. 
Avevo bisogno di fare un'esperienza all'estero e partii con l'intenzione di accettare qualsiasi lavoro senza rinunciare al mio progetto di vita: scrivere un romanzo e pubblicarlo. 
Lungi dal tediarvi con la descrizione dell'iter di emigrata in cerca di fortuna, va do direttamente al dunque. Erano trascorsi circa due mesi dal mio trasferimento. Avevo pochi amici, ma poco mi importava. Ci pensava il mio manoscritto a tenermi compagnia. 
 Mi ero sistemata bene. Vivevo nei pressi di Clifton Hill e lavoravo con una modesta paga settimanale, presso una caffetteria. Un giorno, esattamente il 25 ottobre, c'era una promozione formidabile: fette di torta al cioccolato a solo 1 sterlina. Quanti nuovi clienti quel giorno! Verso ora di chiusura, entrò un ragazzo, più o meno della mia stessa età. Denim jeans, cappotto di pelle lungo, mocassini rossi e una chitarra senza custodia. Mi avvicinai per chiedere cosa desiderasse e non mi rispose. Mise una mano nella tasca sinistra dei suoi jeans e cominciò a scavare. Senza preoccuparmi di avere garbo nelle parole, gridai esclamando: << Oh Cielo! Un maniaco!>>. Lui, per nulla disturbato dalla mia reazione, tirò fuori una moneta e mi disse che era tutto ciò che aveva. Imbarazzata gli portai una fetta di torta al cioccolato, l'ultima rimasta per giunta. Poi, tentando di riparare alla figuraccia e non potendo di certo rimettere denaro di tasca mia, creai una sorta di frullato con gli avanzi delle bibite consumate dagli altri clienti. Fortuna che nulla ancora era finito nella pattumiera! 
Riuscii a recuperare un po' di latte, un po' di succo di mirtilli e panna montata. Con la stessa precisione che contraddistingue gli analisti di laboratorio, con un coltello piatto prelevai la panna da un pezzetto di torta alle fragole e la versai in una terrina dove a piccole dosi aggiunsi il succo di mirtilli. Cominciai a mescolare, aggiungendo man mano anche il latte. Con un frullatore da cappuccino che mi ero portata dietro dalla mia Napoli, diedi il colpo di grazia; infine, dopo aver versato il composto in una tazza color borgogna , il tocco finale riuscii a darlo guarnendo il tutto con un paio di zollette di zucchero di canna. Che schifezza pensai.
 Presi la fetta di Torta e gliela servii insieme all'omaggio della casa da me creato. Pur se frettolosamente, mangiò e bevve di gusto. Lasciò poi la sua unica moneta e andò via. Una decina di minuti dopo anche io, feci lo stesso. 
Foto Antonio Natalino 


Aspettai l'autobus, che come sempre arrivò puntuale. Salii e come sempre facevo, aprii la mia borsa di feltro e presi un quaderno ad anelli sul quale appuntavo le mie storie e mi dedicai alla decima lettura del manoscritto che avrei dovuto consegnare agli editori di lì a pochi giorni. 







L'autobus effettuò la prima fermata. Vi salìprop rio il ragazzo incontrato prima nella caffetteria. Mi riconobbe e decise di sedersi accanto a me. Premettendo che non voglio essere frettolosa ma solo giungere al dunque al più presto, vi dico che iniziammo a conversare e per forza di cose, mi chiese di poter dare uno sguardo al manoscritto. Fu in quel momento che mi spiegò di essere a capo di una casa editrice proprio nei pressi di casa mia e che nella miriade di impegni da assolvere aveva lasciato il portafogli nel suo studio. Ecco perché aveva solo una sterlina con se. Ad ogni modo, si offrì di leggere il mio manoscritto e se avessi accettato di lasciarglielo, l'indomani, sarebbe tornato in caffetteria a darmi il suo parere. Persa nei suoi enormi occhi neri a mandorla, ingenuamente accettai. Sbagli e tanto perché divenne la mia ossessione. Per quasi due mesi, la notte e il giorno si diedero il cambio mentre deretani e labbra con la propria storia e le proprie caratteristiche occuparono i tavoli e le sedie della caffetteria, dissetando il palato con le stesse tazze al pari della circolazione del denaro. Lui, del quale nemmeno seppi il nome, non fece più ritorno. Per lo stesso lasso di tempo, andai in cerca della casa editrice nei pressi di casa mia dove aveva detto di lavorare, ma non la trovai. Non conoscevo nemmeno il suo nome, eppure io non so spiegarvi il perché mi ero innamorata di due occhi incontrati per caso. 
Una decina giorircani prima di Natale, vidi che una cliente stava  leggendo un libro con un titolo che non mi era nuovo. Si trattava di quello che avevo dato al mio manoscritto. Chiesi la gentilezza di sfogliarne qualche pagina. Ogni parola, persino le virgole corrispondevano alle mie. Capii allora, che forse per una causalità, quel ragazzo incontrato tempo fa mi aveva truffata. 
Sulla copertina il nome dell'autore corrispondeva ad Orazio Faggetti. Un autore italiano quindi. L'oggetto dei miei desideri aveva finalmente un nome. Nel giro di pochi attimi, il mio sogno d'amore si era però trasformato in quello di una vendetta che cominciai ad organizzare sin da subito. Proposi ai colleghi e al capo di organizzare la merenda di Natale alla napoletana nella caffetteria con una degustazione di dolci tipici che io stessa, viste le mie origini, avrei preparato. Avremmo di certo attirato molti emigrati italiani e anche amanti dell'Italia. Sarebbe stato un enorme successo. 
Andai alla ricerca degli ingredienti per la preparazione di sfogliatelle, babbà, pastiere e struffoli. Qualcosa lo ordinammo da Napoli e ci venne spedito, qualcosa lo trovai al supermercato e altro lo adattai alle esigenze. Per dare maggiore brio all'evento, ben pensai di provare ad invitare come ospite d'onore Orazio Faggetti. Feci questa seconda proposta al mio capo che con molto entusiasmo accettò al punto tale da promuovermi ad un ruolo maggiore: organizzazione generale della caffetteria. Dunque, in quanto organizzatrice, dovevo assumermi la responsabilità di reperire Orazio Faggetti e di convincerlo ad essere ospite d'onore della merenda di Natale. 
Dopo vari fallimenti, riuscii a mettermi in contatto con la casa editrice con la quale fissai un appuntamento per quel giorno, nel pomeriggio. Non impiegai molto perché realmente l'indirizzo risultava essere appena a pochi isolati da casa mia. La casa editrice si trovava in un palazzo rosso poco più avanti della strada con le strisce pedonali più famose di tutto il Regno Unito. Bussai. La porta si aprì, intravidi un paio di mocassini rossi a me molto familiari. Mi aprì la porta proprio il ragazzo che incontrai quasi due mesi prima, il presunto ladro del mio manoscritto. Non mi ero sbagliata, Orazio Faggetti era proprio lui. Mi invitò ad entrare. Sembrava che non mi avesse riconosciuta e così io decisi di stare al gioco. Così, di fronte ad una tazza di buon the, gli feci il mio invito. Accettò con sommo piacere. Mi chiese indirizzo, nome della caffetteria e orario e poi mi congedò molto velocemente. Con molta soddisfazione, una volta lasciata la casa editrice, feci un saltello di gioia: il mio piano stava funzionando.
 Il giorno di Natale arrivò in fretta, tutto sembrava pronto. Apparecchiai ogni tavolino con tovaglie bianche bordate di velluto rosso. Ogni centro tavola era rivestito con giacchette rosse da cameriere e anche le tazze, già a tavola, erano rosse con tanti fiocchi di neve. Al centro della sala, decisi di posizionare un pupazzo di neve con in mano il libro di Orazio Faggetti. I clienti arrivarono numerosi ed ognuno prese posto al tavolo dove si era prenotato. Cominciai a servire le sfogliatelle ricce e frolle che avevo preparato con cura in attesa dell'ospite d'onore che non si fece attendere. Arrivò in perfetto orario. Fu accolto con applausi e ovazioni. Gli proposi di sedersi al tavolo che si trovava accanto al pupazzo di neve per firmare autografi a tutti i suoi ammiratori. Così fece. Poi, io, in quanto organizzatrice, annunciai che ogni cliente sarebbe stato omaggiato con la nuova bevanda calda della caffetteria: Latte & Faggetti. Era una sorpresa. Né i miei colleghi e né il mio capo lo sapevano. Era la ricetta di una bibita inventata con il nome dello scrittore più amato dell'ultimo periodo in segno di gratitudine.
Feci in modo che lui fosse il primo a berlo. Era bollente, si scottò la lingua. Si alzò in piedi dal dolore e cominciò ad avere forti mal di pancia fino a scappare al bagno. Lo raggiunsi e messo con le spalle al muro lo minacciai di dire la verità davanti a tutti e cioè che aveva rubato il mio manoscritto. Così fu. Tornò nella sala principale della caffetteria e confessò il reato. Di conseguenza, ogni cliente, ogni fan, uno ad uno, fecero a pezzi le copie del romanzo . Ogni pagina fu appallottolata e gli fu lanciata contro. La rabbia di tutti fu tanta al punto tale che a nessuno venne in mente di riconoscermi il merito di essere l'autrice della storia che aveva appassionato tutto il Regno Unito. Riuscii però a fare giustizia a tutti quegli autori che ogni giorno perdono la paternità delle proprie opere. 
La fermata di Clifton Hill era vicina, mi preparai per scendere e salutai con piacere il mio compagno di viaggio che per non perdermi di vista mi lasciò un biglietto da visita con sopra riportato nome e indirizzo di una casa editrice.

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