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Storia di una ladra di fichi. Ultima puntata

Scorcio naturale di una contrada di Ostuni 
Tanta euforia per nulla pensai. Di nuovo mi tornava in mente lo scopo della mia vacanza: avere qualcosa da raccontare quando sarei tornata a Napoli. In un certo senso c'era qualcosa da raccontare, ma se il finale era fallimentare, tanto vale fingere di non avere nulla di nuovo da dire. Intanto, la commessa tornò a lavorare nella bottega ed io rimasi sola, e anche questa non era una novità.
Si era fatta ora di cena e mi attivai per cercare un posto dove assaggiare un piatto tipico pugliese. Chiesi in giro e molti mi suggerirono di cercare una pucceria, questo il nome delle attività di ristorazione che preparano la puccia, un pane tipico della Puglia con un diametro di circa venti o trenta centimetri farcito con salumi, formaggi, tonno o salmone.
Fiduciosa verso la buona cucina del posto, mi infilai nella prima pucceria che incontrai sulla strada. L'arredamento e il design già promettevano bene. Tutto era in perfetto stile medioevale dalle sedie ai tavoli fino a frecce con l'arco e spade che decoravano le pareti. Quando il cameriere mi portò il menu avevo l'imbarazzo della scelta, non sapevo che tipo di puccia prendere. Fu la fame a guidarmi e così optai per una puccia con tonno e paté e di olive e si rivelò la scelta giusta: il pane si scioglieva in bocca a prova di una lunga lievitazione dell'impasto e il connubio di tonno e olive era perfetto e la mia lingua e il mio cervello erano completamente in estasi, ragione a causa della quale decisi di ordinare anche un bicchiere di vino rosso. 
Forse era il liquido rosato che lentamente mi entrava nelle vene e nella testa, ma mi parve di rivedere il ragazzo del supermercato, lo stesso che sulla spiaggia di Polignano mi aveva rubato la chiave e che mi aveva suggerito di visitare Alberobello. Prese il tagliere di salumi che stava mangiando e venne a sedersi accanto a me: era lui, ci avevo visto giusto. Volevo fingere che la sua presenza mi desse fastidio, ma in realtà mi faceva molto piacere cenare in compagnia e così gli feci un sorriso accomodante.
Insieme a voi che state leggendo la mia storia, mi domando ancora adesso perché quel ragazzo fosse tutto solo visto che degli amici li avevi, ma non glielo chiesi. Parlammo del più e del meno e tornammo anche sul discorso della chiave, ma solo per riderci su. 
Finita la cena mi propose di accompagnarmi all'auto e io accettai. Mi aprì la portiera, ci scambiammo i contatti Facebook e poi se ne andò. Tornai felice  verso la mia casetta perché con sorpresa appurai che a volte le apparenze ingannano. Mi dava molta gioia il fatto che quel ragazzo non ci aveva provato con me.
Erano più o meno le cinque del mattino e mancavano due giorni alla fine delle mie vacanze. Non venni a sapere più nulla del segreto che si nascondeva dietro ai fichi che avevo preso dall'albero  e riuscii a trascorrere la restante parte dei giorni di vacanza in santa pace. Ci avevo trovato gusto a condurre una vita solitaria on the road  e per di più il mio diario di allenamento era aggiornato con costanza e anche i risultati cominciavano a rendermi soddisfatta. Pensate che avevo già perso circa cinque chili grazie a lunghe passeggiate, un'alimentazione giusta senza privazioni, esercizio fisico e molto più amore verso me stessa.  La mia pelle era dorata e i capelli sembravano rigenerati.
Onde evitare di avere difficoltà nelle ore notturne nelle quali per la verità preferivo riposarmi, cominciai a preparare le valigie, in modo da godermi le ultime ore di mare il giorno successivo. Mentre facevo questi pensieri, il Sole si stagliò alto nel cielo ed io ero ancora in casa. Come di consueto, presi le mie cose e uscii di corsa. Decisi di  esplorare le spiagge vicine e  camminai per circa mezz'ora ammirando le conche che di volta in volta si presentavano avanti a me. 
Mi fermai nei pressi di una distesa enorme composta da rocce, scogli, erba, mare e sabbia. Sembrava di stare su un altro pianeta dove però erano già atterrati tanti altri esseri umani. C'erano roulotte accampate e una miriade di tende. Scelsi il mio angoletto di paradiso e sistemai il mio asciugamano di Barbie e udite udite... sfoggiai un bikini a vita bassa!
Feci un gran bel tuffo in acqua e una lunga nuotata per poi lasciarmi baciare ancora una volta dal Sole. Quando mi mettevo di schiena controllavo ripetutamente le notifiche di Facebook sperando ci fosse una richiesta di amicizia ma, fatti salvi dei suggerimenti o persone che non conoscevo, non c'era il ragazzo che interessava a me. Ecco perché non ci aveva provato, forse aveva fatto una scommessa per prendermi in giro e a quanto pare ci era riuscito.
Gocce di acqua gelida caddero improvvisamente sulla mia schiena. Mi voltai ed era proprio lui! Mi  sorrise e disse: «finalmente ti ho trovata! Perché mi hai dato un nome falso? Volevi forse prendermi in giro?». Imbarazzatissima dalla sua presenza e da quella domanda, lentamente realizzai che quasi due settimane prima, ovvero la sera in cui mangiammo insieme nella pucceria di Alberobello, ero un po' brilla e fui io che, presa dalla sete di vendetta e dalla paura di essere ferita, gli diedi un nome falso. Ecco perché non c'era nessuna richiesta di amicizia, la colpa era mia.
Figuraccia per figuraccia gli dissi la verità e lui scoppiò a ridere, dopodiché decise di sedersi accanto a me. In quello stesso istante ci scambiammo i contatti Facebook dopodiché continuammo a discutere su argomenti lasciati in sospeso in pucceria.  Poco dopo ci raggiunsero anche i suoi amici proponendoci di giocare “a sette si schiaccia” in acqua. Erano secoli che non ci giocavo e accettai con sommo piacere. Tra una schiacciata e l'altra, la palla finì sopra la distesa di erba e di rocce e io corsi a prenderla e con me venne anche Genny, questo il nome del ragazzo con il quale stava nascendo una simpatica “amicizia”. Cioè, la mia fantasia stava già correndo a mille e per non farmi illusioni mi auto – convincevo che non sarebbe mai nato nulla tra di noi.  Detto ciò, corremmo insieme verso la palla che a causa del vento andava sempre più  lontano, rotolando con una palla di neve enorme.
Correndo correndo, tanto per non cambiare, inciampai. Finii con la faccia  a terra e con le ginocchia  dentro una sorta di bacinella. Con il sorriso sotto i baffi, ma senza alcuna malizia, Genny mi aiutò a rialzarmi e facemmo una scoperta assurda. Ero finita sopra una scultura discoidale di pietra bianca, antica forse quanto un monumento preistorico e con sopra due enormi rami di teste taglio che somigliavano a due scettri. Non fu questo a lasciarmi sorpresa quanto il fatto che quella scultura aveva la stessa identica forma della chiave che avevo  trovato nel fico.  Ero  caduta sul simbolo del cerchio del mondo.
Genny ed io ci guardammo negli occhi con uno sguardo di intesa che mai prima avevo avuto con un uomo e senza proferire parola ci leggemmo nel pensiero. Cercammo un foro, un buco o comunque qualcosa dentro cui infilare la chiave. Non trovammo niente e così pensammo di scavare nell'anello  superiore di quella scultura sotto il quale c'era del terreno. Tra unghie nere, polvere negli occhi e qualche leggero avvicinamento dei nostri volti e delle nostre labbra, il tesoro che stavamo cercando si manifestò davanti a noi. Sotto terra c'era una piccola cassaforte la cui serratura era simile alla mia chiave. La infilammo e si aprì.
Tranne qualche granchietto e qualche formica rossa, non c'era altro. 
Le ore passarono in fretta, Genny e gli amici tornarono verso il loro alloggio ed io verso il mio. Il giorno della mia partenza arrivò puntale.  Salutai la proprietaria che mi disse semplicemente: «ora i nodi del tuo animo si sono sciolti e solo tra migliaia di anni quel che ti è accaduto tornerà a manifestarsi per qualcun altro. Forze oscure ma lucenti hanno scelto di destinare a te la liberazione dai limiti dell'anima. Mai saprai il perché».
Caricai l'auto e misi in moto. Mentre guidavo e tornavo verso la mia Napoli che tanto mi mancava, con il pensiero di far colazione con una bella sfogliatella frolla,  pensavo alle orecchiette al grano arso che avrei cucinato alla mia famiglia per portare a casa i sapori della Puglia, al vino, ai biscotti,  ai souvenir e alle creme a base di olio di oliva acquistati in varie botteghelle di Ostuni che durante l'autunno, attraverso odori e colori, avrebbero rinnovato in me i ricordi di quella magica vacanza; in particolare, mi resi conto che in fondo il mio obiettivo lo avevo raggiunto. Era solo a me stessa che dovevo raccontare le storie dei miei ricordi affinché rimanessero eterni e che, soprattutto, ci sono segreti che restano tali per tutto il viaggio della vita e che spuntano fuori solo quando le persone più sensibili le colgono dalle opere e dai gesti di chi li custodisce...

p. s. : mentre condivido con voi la fine della  mia estate 2015, sto  conversando su whatsapp con Genny che mi sta  invitando a mangiare una pizza fritta in una pizzeria del centro storico di Napoli. Che dite? Lo accetto questo invito?

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