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Storia di una ladra di vendette. Prima puntata

Messaggio di posta elettronica. Oggetto: MISSIONE SPECIALE.
Testo:
«Sfilata di moda presso il Maschio Angioino. Fai fuori la bionda che indosserà l'abito della collezione numero venticinque. Qui di seguito le motivazioni».



Questo è uno dei messaggi che danno il via alle mie settimane di lavoro. Quello sopra indicato l'ho ricevuto una settimana fa. Onde evitare di creare confusione nella mente gentile di chi mi legge, mi sembra però doveroso fare chiarezza su quello che mi è accaduto dopo il ritorno dalla vacanza solitaria a Ostuni.
Partiamo dalla vita sentimentale: Genny ha continuato a cercarmi con molto interesse, ma ho preferito sparire per una questione di orgoglio personale. Cavolo! Non sono mai stata desiderata da nessuno. Sarò forse fatalista, ma sono del parere che, se due cuori sono destinati ad unirsi, accadrà. Beh si, insomma, avete presente la storia di quegli amori che fanno giri immensi e poi ritornano? Ecco. Mi riferisco proprio a questo. Quanto al resto, collaboro con la Tonepane, una società segreta che mi paga profumatamente per fare bene il mio lavoro; aggiungo che stavo per arricchire un chirurgo plastico, ma poi ho preferito destinare i miei guadagni ad una concessionaria di automobili.
Dopo aver ricevuto il messaggio di cui sopra, come di consueto, mi sono dedicata a una seduta veloce di piegamenti e una corsa intorno alla mia villetta, ho fatto una doccia, ho indossato i miei skinny pants e sono andata presso la Tonepane.
Mentre guidavo la mia graziosa automobile rossa, il mio smartphone ha vibrato: «la debolezza interiore risorge come una fenice tutte le volte che il passato riemerge dalle macerie dei ricordi. Ricordi quando eri un cotechino parlante? Resterai sempre quello». Chi ha osato affrontarmi in quel modo? Sto ancora cercando di capirlo.
Proprio nei pressi della Tonepane, c'è un delizioso ristornante per amanti della cucina vegetariana e vegana ed è li che mi sono diretta dopo aver provato più di centinaia di abiti adatti a nascondere microfoni e telecamere.





Il risotto alle noci  è diventato il mio piatto preferito. Sono sempre una buongustaia, ma ho finalmente trovato il mio equilibrio psicofisico e, lasciatemelo dire, finalmente mi piaccio. Le gambe bianche e flaccide simili al budino al cioccolato bianco sono ormai un ricordo. Resto comunque Miracolosamente Pia, ma molte cose sono cambiate.
Proprio nel momento in cui stavo assaporando le polpette di soia accompagnate da broccoletti neri, lo smartphone ha di nuovo vibrato: «ordina un caffè e siediti sull'altalena». Il caffè non l'ho ordinato, ma sull'altalena mi ci sono seduta perché, quando ho il piacere di pranzare nel mio ristorante preferito, lo faccio spesso. Ho fissato le pareti verdi e rilassanti senza comprendere chi fosse il mittente di quei fastidiosi messaggi.
Una pallina di carta ha colpito il mio viso. Ero certa si trattasse di un bigliettino, ma invece c'era solo disegnata una freccetta che, a rigor di logica, dovevo posizionare davanti a me. Così feci, ma niente. Di fronte a me solo volti sconosciuti.
Un tizio con un berretto grigio e giallo aveva preso posto al mio tavolo. Con i modi forti che avevo imparato ad usare, mi avvicinai per specificare che io stavo ancora mangiando, ma quando mi avvicinai vidi la mano di una donna che conoscevo molto bene.
Come aveva fatto a trovarmi? Migliaia di pensieri cominciavano a costellare la mia mente. Non riuscivo neppure a proferir parola. Si era solo stagliata in me la sete di vendetta che mi avrebbe portata ad infrangere la regola numero uno della Tonepane: mai confondere le vendette su commissione con quelle personali.

Continua...

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