SUGARFREE - PARTE II

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SUGARFREE - PARTE II




Ph Antonio Natalino
Il gatto si accorge della presenza di Samantha che scappa via, scendendo a tutto gas le scale fino ad uscire fuori dal portone. Bene. Senza volerlo si è anticipata di molto e ne approfitta per fare una passeggiata. In verità riflette su quanto ha visto. Perché tutto quello zucchero? Cosa ci faceva il signor Greg al microscopio? Allora non si era sbagliata? Avrà forse pensato male, peccato e visto giusto? Forse, il suo vicino di casa stava producendo una nuova droga. Eppure la deduzione non la convinceva del tutto. 
Intanto, era giunta nella piazza nei pressi di casa sua piena di edicole, fast food e qualche clochard.

Metropolitana: inizia il viaggio nel vagone del destino di Samantha. 
Ph. Antonio Natalino
La simpatica italiana aziona il suo I-pod. (Dovete sapere che, quando deve sostenere un colloquio di lavoro, Samantha si porta una playlist di canzoni per scegliere la colonna sonora della giornata). Essendo in largo anticipo rispetto al colloquio, scende due fermate prima. Il mercato dei fiori, le biciclette, tante mani che si accompagnano. Mille odori. I suoi capelli lunghi, mossi, appena raccolti. I suoi leggins rossi, stivaletti, cintura e borsa marroni. La sua maglietta a righe che profumava di patchouli. La vespa ferma lì. Lui non c'era. Nel suo Ipod Mina cantava – Insieme. Il percorso da fare era lungo. Attraversare la piazzetta con i Bistrot, poi arrivare al ponticello. Il signor Ponticello. Così lo chiamava Samantha. Ogni volta che i suoi piedi solcavano il suolo del ponticello aveva fissa solo un'immagine nella mente: attraversarlo correndo a braccia aperte. Mina nel frattempo continuava a cantare nel suo I-pod e Samantha finiva con l'affacciarsi e guardare il canale ricco di battelli che portavano turisti in giro. Correva solo con la sua immaginazione e con questa creava tanti altri mondi. Due innamorati abbracciati, felici sul battello. Guardano la Senna.  É il loro primo viaggio insieme. A Parigi la capitale dell'amore. Avranno studiato insieme ogni minimo dettaglio. Mesi e mesi a cercare l'offerta migliore per il volo. Sabati sera a chiedersi quale fosse la casa ideale con il letto ideale dove farsi le coccole. Avranno anche litigato e poi fatto pace con un bacino ciccino.




Ecco questi erano pensieri che spesso affollavano la mente di Samantha. Era a Parigi per fare grandi cose ma in realtà trascorreva gran parte del suo tempo ad osservare le persone. Immaginava storie. Ad un certo punto, l'Ipod va avanti e giunge Penny Lane dei Beatles. É in quel momento che realizza di essere in ritardo. Deve correre per davvero stavolta. Sul ponte, sul marciapiede, sulle strisce pedonali. Ovunque. Lo fa. Mette la marcia come se al posto dei piedi avesse dei motori e scatta. Aspetta che il semaforo diventi verde e intanto i Beatles canticchiano nelle sue orecchie mentre attraversa la strada. Banalmente fantastica che dietro di lei ci siano altre tre persone che canticchiano per formare un tenero quartetto. Non è Abbey Road, Non è Londra. È Parigi. Ci è finita per davvero. Unico obiettivo: conquistare il mondo. Accende lo smartphone, imposta la mappa e cerca l'indirizzo preciso per il suo colloquio di lavoro.
Trovato! Rue de Vinigraire, 208. Nei pressi del Canal St.Martin. Palazzetto carino, grazioso. Accanto c'è un negozio che vende strumenti musicali africani. Wow! Spegne l'I-pod. Un acuto di John Lennon viene stroncato. Finirà di cantare dopo. Citofona. Si presenta. Entra nell'edificio. Trascorre del tempo. Circa un'oretta. Qualche piccola carta svolazza. Passano tante persone di etnie diverse. É così quieta l'atmosfera in quella strada che si odono i tacchi delle scarpe dei viandanti. Si sentono le voci dei bimbi che vanno all'asilo. Immancabile il rumore delle ruote dei trolley di nuovi stranieri giunti a visitare la città dell'amore. Il tempo si ferma. Samantha esce dal palazzo. Ha terminato il colloquio.






Ph. Antonio Natalino
Riaziona il suo I-pod: Ob-la-dì Ob-la-dà dei Beatles. Il colloquio deve essere andato bene. La ragazza sorride. La sua sciarpetta bordeaux svolazza con il vento e saltella. Secondo obiettivo: scoprire cosa stava architettando Greg. Piano di battaglia: 1) Fingersi interessata a voler a tutti i costi assaggiare la torta che doveva preparare. 2) Munirsi di lente da investigatore privato 3) Intrufolarsi nell'appartamento di Greg 4) Fregare il gatto. 5) Tornare innanzitutto a casa. Accelera la marcia, si dirige verso la metropolitana. Non prende l'Ipod. Pensa e basta. Nemmeno si siede, la fretta è tanta. La sua fermata sembra non arrivare mai. Sfiora occhi, volti diversi tra loro. Cinesi, Sloveni, Italiani come lei. Nei suoi pensieri una sola parola, un solo elemento: zucchero. Era così ansiosa di scoprire la verità che se ne avesse avuto la possibilità avrebbe tirato con una corda il treno per muoverlo nella direzione sperata. Finalmente arriva la sua fermata. Scende. Senza guardare la borsa, infila le mani in cerca delle chiavi. Non le trova. Così è costretta ad abbassare la testa per cercarle. Questo gesto le sta facendo perdere tempo prezioso. Ecco le chiavi. Si avvicina al portoncino. Lo apre ed entra. Sale le scale con disinvoltura. Un piano, ancora un altro ed ecco la casa di Greg. Serratura. Come la apre? Il solito trucco della forcina visto nei film? No. La finestra. Sale su, entra in casa sua. Si affaccia. La finestra di Greg e semi aperta. La fanciulla si ingegna. Prende una gruccia. Estrae un laccio dal suo stivaletto. Si affaccia, con maestria da agente segreto infila il gancio della gruccia nella maniglia della finestra bianca a scorrimento di Greg. La alza. Arriva il momento più difficile. Calarsi dalla finestra e riuscire ad entrare in quella del suo vicino. Ci prova. Perde uno stivaletto. Quello senza lacci ovviamente. Si spaventa un po'. Si fa' coraggio. Infila prima un piede poi l'altro. Si poggia con le mani sulle ringhiere. Una spinta del baricentro. É dentro. É in casa di Greg. Si guarda intorno. Foto di famiglia, foto di una generazione. Lui e la moglie teneramente innamorati da giovani seduti sotto un albero. Bambini, tanti bambini. Sorrisi. Tante altre foto del gattino che non si chiama Fuffy. Ha qualche difficoltà a muoversi con uno stivaletto solo così se lo toglie. Come una pantera si muove sinuosa e flessibile per l'appartamento. Finisce con un piede sulla poltrona di vimini. Non può urlare. Ma le fa male. Arriva al corridoio. Molto ordinato. Quadri, dischi, trofei. Qualche pipa antica. Entra in cucina. Nemmeno li c'è traccia di quanto aveva visto la mattina. Continua a cercare. Il gatto la vede. Miagola e si avvicina. Le fa le fusa. Scappa via e Samantha lo segue. Torna indietro. Sale sulla poltrona. La giovane non comprende. Così si siede. Come per magia la poltrona si gira e con essa tutta la stanza che si trasforma nel laboratorio che stava cercando. Microscopi, ampolle, pentole, siringhe, la lavagnetta con le formule e zucchero tanto zucchero. Sul tavolo fogli con formule, ipotesi. Greg stava per fare la scoperta del secolo? Non era droga allora? Il gattino si avvicina e salta sul tavolo. Con la zampetta le indica una busta. Sembra indirizzata a lei. La apre. Ne legge il contenuto e resta sconcertata. La sua vita da quel momento sarebbe cambiata per sempre.





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