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Tra origini della tazzina di caffè e salto della corda. Diario di una colazione

 Cari naviganti e cari prosumer,
questa mattina ho fatto colazione con 4 biscotti ai cereali, una tazza di latte e caffè e una banana. Mi attendono giornate molto impegnative con la sveglia alle 6,00 e il ritorno a casa alle 20
,00 e non per questo ho intenzione di rinunciare alla mia adorata colazione; per questo motivo la sera prima apparecchio già la tavola con tazza, cucchiaio, un coltello per tagliare la frutta e un pacco di biscotti dei quali sono molto ghiotta. Quando mi sveglio devo solo preparare la macchinetta del caffè e prendere frutta e latte dal frigorifero.
Deduco che anche voi siate ritornati alla routine quotidiana ricca di rigidi schemi e di killer del tempo libero e dello svago; proprio per questo voglio regalarvi un viaggio nel tempo verso le antiche origini della tazzina di caffè e condividere con voi il modo in cui ho imparato a saltare la corda. Non sono una personal trainer, ma solo la ragazza della porta accanto che pur avendo poco tempo e pochi mezzi a disposizione non rinuncia a prendersi cura di sé.
Andiamo in ordine e partiamo dalla tazzina di caffè. Dovete sapere che non si tratta affatto di un diminutivo o di un vezzeggiativo, quanto invece del nome del pittore Lombardo Luigi Tazzini che dopo aver visitato l'Esposizione Universale di Parigi ai primi del '900 e cioè il primo EXPO che la storia ci tramanda, fu molto colpito dallo stile Liberty e dall'Art Nouveau tanto che al suo ritorno progettò cinque modelli di piccole tazze per il caffè su commissione di una famosa società di ceramiche italiana dove fu nominato direttore artistico.
Quanto invece alla corda, ancora una volta vi ripeto e mai mi stancherò di farlo che io non sono un'esperta di fitness. Ho solo piacere nel dimostrarvi che qualunque persona può riuscire a mantenersi in forma dedicando all'esercizio fisico anche solo pochi minuti al giorno. Detto questo ecco in che modo ho imparato:
  1. Ho preso le misure della corda con la mia statura mettendomi in posizione verticale. Ho poi afferrato i manubri e provato a far girare la corda su di me, quando non ha toccato la mia testa ho capito che la misura era giusta.
  2. Ho fatto vari saltelli senza corda, per prendere il ritmo.
  3. Ho contratto l'addome, unito i talloni e ho cominciato a saltellare con la corda. Non vi nascondo che le prime volte finiva sopra i piedi anziché passarci sotto. Pian piano, e così è attualmente, ho visto progressi sia nel salto che davanti allo specchio.
  4. Le prime volte è stato difficile e faticoso saltare per 10/15 minuti di fila e per questo ho spezzettato l'allenamento fermandomi tutte le volte che sentivo di non avere più forze.
  5. Di solito mi alleno con la corda 3 volte a settimana. Se la associo anche agli esercizi mirati, salto per circa 10/15 minuti, se invece voglio organizzare un allenamento completamente cardio, mi impegno ad arrivare a 30/40 minuti prevedendo le pause del punto 4.
Sarei tanto felice di ricevere il parere di un esperto. Se qualcuno tra voi lo è, lo invito a dirmi la sua.
Intanto, vi invito a leggere Storia di una ladra di fichi. Il mio nuovo racconto a puntate ambientato in Puglia.

Un saluto e alla prossima lampadina!

La fata uncina.




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