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Perché leggere Lo Cunto de Li cunti per apprendere l’arte della narrazione



Cari naviganti e cari prosumer,
perché dovete leggere Lo Cunto de li Cunti? Perché è una delle raccolte di fiabe più antiche d’Italia, che vi insegna che cosa significa narrare le storie in modo semplice e genuino per comunicare con un vasto numero di lettori. Questo celebre e antico testo vi permette di comprendere come imparare a scrivere attraverso la lettura di autori da prendere a modello di riferimento; insomma, Lo Cunto de Li Cunti è un libro che ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, della serie libri da leggere prima di morire”.
Se non lo avete ancora letto, don’t panic. Partite avvantaggiati perché avrete sicuramente visto il mitico film ispirato a questo libro, ossia Il Racconto dei Racconti, tra l’altro girato da uno dei miei registi preferiti: Matteo Garrone (anzi, se lo conoscete, ditegli che vorrei tanto essere parte di uno dei suoi prossimi film. A proposito, avete visto Dogman?).  
Lo Cunto de Li cunti, detto anche il Pentamerone, è una delle prime raccolte di fiabe della storia, il cui merito è da ascrivere allo scrittore Gian Battista Basile che, tra la metà del Cinquecento e i primi anni del Seicento, si dilettava a raccogliere i racconti popolari della sua terra.  La sua stessa vita è un misterioso racconto poiché, secondo quel che si può leggere sui libri ufficiali dedicati e nei documentari, sembra che sia stata la sorella a pubblicare le sue fiabe poiché non è mai stato trovato il manoscritto originale; non so voi, ma per quel che mi riguarda, addentrarmi in queste oscure notizie biografiche mi fa salire l’adrenalina e mi accende la fantasia.
Sono tanti i motivi che dovrebbero spingervi a leggere Lo Cunto de Li Cunti, primo fra tutti il fatto che gli scritti di Basile hanno ispirato gli “antichi aspiranti scrittori” di tutto il mondo, soprattutto Charles Perrault e i Fratelli Grimm. È riguardo a questi ultimi che ho trovato una validissima ragione per aiutarvi a rispondere alla domanda: perché leggere Il Racconto dei Racconti?
Se vi dico Ninnillo e Nennella, probabilmente, li collegate ai vezzeggiativi di nomi campani, mentre, se vi dico Hansel e Gretel, pensate immediatamente a una delle più celebri fiabe dei Fratelli Grimm. Ebbene, si tratta più o meno della stessa storia. Proprio così! Jacob e Wilhelm Grimm si sono ispirati al racconto di Basile!
Partiamo dal personaggio della madre:  nell’incipit della fiaba dei Grimm, non si dice molto sul background dei genitori dei due fratellini, se non che un taglialegna viene costretto dalla moglie ad abbandonare i figli nel bosco per l’impossibilità di sfamarli a causa della povertà e, dopo alcuni passaggi, il racconto porta direttamente alla famosa sequenza delle briciole di pane e all’incontro con la strega nella casa di Marzapane; a proposito di come sono andate le cose, mi sono resa conto che Gretel, in fondo, è una fata coraggiosa, ma di questo vi parlerò più avanti.
Nell’incipit originale della storia di Gian Battista Basile, non vi è alcun dubbio che si tratta di una matrigna cattiva, detta “la matreia”, che ha sposato Iannuccio, il quale ha avuto due figli dalla prima moglie. La prova che i simpatici Grimm abbiano preso spunto dalla storia di Ninnillo e Nennella è la proposta di abbandonarli nel “vuosco” detto nel napoletano antico dell’autore de Lo Cunto de li cunti
Iannuccio ha duie figlie de la primma mogliera, se ‘nzora la seconda vota e songo tanto odiate de la matreia che le porta a no vuosco.

A differenza di Basile, i Grimm hanno costruito i tre tentativi di abbandono da parte della matrigna, che alla fine della fiaba muore, senza conoscerne il motivo preciso. Per contro, i personaggi originali, Ninnillo e Nennella, si perdono di vista nel bosco: uno viene ritrovato da un principe, che lo prende a lavorare al suo palazzo, e l’altra finisce in pasto a un pesce fatato.
La buona sorte assiste i due fanciulli poiché, un giorno, durante i preparativi di un importante pranzo al palazzo del principe, Ninnillo trova un pesce sullo scoglio, che sembra parlare; in realtà, è la voce di Nennella che, intravedendo il volto del fratello attraverso la gola del pesce, cerca di farsi riconoscere.
Se in Hansel e Gretel è un’anatra bianca a venire in loro soccorso per attraversare il lago prima di ritrovare la via di casa per riabbracciare il padre, nella trama originale scritta da Basile, è il principe che riunisce la famiglia divulgando la notizia di due fratelli dispersi in un bosco e attirando così l’attenzione di Iannuccio. Giunto a conoscenza delle cattive intenzioni della matrigna, il principe la invita al suo palazzo e la condanna a ricevere una pesante punizione: subire il male augurato ai due fanciulli, ossia essere rinchiusi in una botte e rotolare giù da una montagna.
Per quanto riguarda questo punto, credo si possa spiegare il motivo della fine della “moglie del padre" di Hansel e Gretel con quella della strega della casa di marzapane; se la matreia di Ninnillo e Nennella viene legata in una botte, la strega cattiva viene chiusa nel forno da Gretel, lo stesso dove sarebbero finiti cucinati lei e il fratello.
Infine, concludo questo ragionamento parlandovi di Gretel che, per certi aspetti, è una fata coraggiosa. In effetti, Hansel le sta accanto, bada a lei quando si perdono nel bosco e la rincuora quando scoprono il malefico piano della moglie del padre, ma non è lui l’eroe della situazione.
È Gretel che determina il lieto fine della storia ingannando la strega nel fingere di voler comprendere in che modo entrare nel forno per cuocere il pane, salvando il fratello e favorendo la fuga!
Siamo giunti alla fine di questo post e, se siete arrivati fin qui nella lettura, non posso che esserne felice, sperando in un confronto con voi attraverso i vostri commenti e ringraziandovi per l’attenzione.

Alla prossima lampadina!
ps: qui trovate un bel mini documentario dedicato a Gian Battista Basile:



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